8 novembre 2008

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In questa mattina grigia, in questa casa che ora è veramente solo mia, riconosco che sei l'unica persona che conosca, che guardando una persona la conosce e guardandola le parla per la prima volta, concedendosi una vera lunga sosta.
Una sosta dai concetti e i preconcetti, una sosta dalla prima impressione che, rischiando di sbagliare prova a chiedersi per prima cosa se a quella persona veramente potrà mai volere bene; tu che pensi solamente spinta dall'affetto e non ne vuoi sapere di battaglie, d'odio, di ripicche e di rancori e ti intenerisci ad ogni mio difetto tu che ridi solamente insieme a me, insieme a chi sa ridere ma ridere di cuore, tu che ti metti da parte sempre troppo spesso e che mi vuoi bene più di quanto faccia con me stesso e trascese il concetto di un errore ciò che universalmente tutti quanti a questo mondo chiamiamo amore...
Ti fermo alle luci al tramonto e ti guardo negli occhi e ti vedo morire ti fermo all' inferno e mi perdo perché non ti lasci salvare da me?
E nego i ricordi peggiori richiamo i migliori pensieri vorrei ricordarti tra i drammi più brutti che il sole esiste per tutti.
Ciò che noi sappiamo ha da tempo superato ogni scienza, logica, concetto o commento di filosofia eremita, ciò che non sai tu e che voglio tu capisca è quanto unico, insostituibile e solo tuo sia il dono della vita.
E nego il negabile rido il possibile
curo il ricordo e mi scordo di me
e perdo il momento sperando che solo
perdendo quel tanto tu resti con me.

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